La scomparsa dell’Italian Style?

Red scooter

Un tempo Italia significava stile di vita. Nel dopoguerra infatti dire Italiano significava un modo di vivere la vita fatto di ottimismo, di amore per le belle cose, di eleganza e bellezza, ma anche di passione e slancio vitale verso le cose.

Erano altri i tempi, si veniva da tempi molto difficili ma c’era il boom economico: era l’Epoca della Dolce Vita e non per niente Cinecittà produceva film che raccontavano quel Paese e quella filosofia di vita speciale, di un popolo che cercava di ricomporre i pezzi dopo la distruzione della guerra, e nel frattempo non si perdeva niente di tutto quello che trovava per la strada, godendosi ogni attimo senza fretta. Il mondo invidiava questo stile di vita, il turismo iniziò a prendere d’assalto le nostre città e le nostre coste che già un secolo prima tanto erano state cantate prima da quei viaggiatori d’élite provenienti da tutto il mondo ai tempi del “Grand Tour”.

C’era la grande Moda, c’era la FIAT che dava lavoro e benessere, c’erano le aziende statali, c’era Adriano Olivetti che raggiungeva enormi successi imprenditoriali da capitalista pur gestendo le sue fabbriche in modo socialista, c’era il rispetto per le Istituzioni, c’era un piccolissimo Paese che faceva invidia a tutti quanti, capace di diventare in pochi decenni uno dei  7 Paesi più ricchi al mondo. L’Italian Style era ovunque: dalle moto al cibo, dal cinema alla musica, e tutto il mondo cantava Nel blu dipinto di Blu.

Cosa rimane oggi di tutto ciò? Certo ci sono Paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo che sentono ancora forte il fascino Italiano, ma è pur vero che i grandi flussi turistici prediligono Parigi a Roma, la Catalogna alla Riviera Romagnola, le Isole Greche alle Eolie, nel mondo si cerca più il sushi che la cucina italiana, la maggior parte dei vini Italiani sono ancora lontani dalle cantine dei grandi amanti del vino, il Fast Fashion spagnolo, britannico o scandivano (Zara, Primark, H&M) invade le città italiane, mentre il Made in Italy rimane relegato al settore del lusso, e molte grandi imprese finiscono nelle mani di multinazionali e fondi di investimento che di italiano non hanno proprio nulla.

Se a questo aggiungiamo la situazione politica ed economica, il pessimismo imperante, il disfattismo e la rabbia che sfocia solo in gesti di inciviltà e disprezzo per la cosa pubblica e guardiamo al passato ci rendiamo conto che quella grande e bella Italia è morta. È proprio così?

Si e no. L’Italia, pur essendo un Paese che vive in una decadenza a metà tra l’anarchia ed il regresso, ha ancora in sé enormi potenziali inespressi. È un Paese che ha bisogno di una direzione e di una ispirazione, di progetti unitari e condivisi e di personaggi che possano infondere uno spirito di ottimismo ed una visione di progetto. Imprenditori che investono nel patrimonio storico ed artistico per salvarlo, come Della Valle, personaggi che si mettono in gioco mettendo l’Italia nel nome di un nuovo brand, come Lapo Elkann, imprenditori che si prendono la briga di aprire blog su internet per parlare dell’Italia, come si può vedere dagli aggiornamenti del blog di Francesco Corallo, e di tanti altri piccoli imprenditori che ogni giorno lottano per tenere le loro aziende in Italia esportando Made in Italy in un mondo che, nonostante tutto, ancora oggi richiede prodotti che portino questo marchio d’origine.

Insomma persone che possano farsi testimoni dell’Italia e dell’Italian Style in tutte le sue mille e molte sfaccettature, e che non solo siano di esempio all’interno del Paese, ma ne migliorino l’immagine anche fuori. Ovviamente non sono solo gli imprenditori a potere e dover fare questo, l’immagine di un Paese non deve rispecchiarsi solo in una classe sociale privilegiata, ma è pur vero che dopo anni di furbetti del quartierino, di truffe ai danni dei piccoli investitori, e di imprenditori con la delocalizzazione facile pronti a mollare i dipendenti italiani, gli input devono venire proprio da loro, dai protagonisti dell’economia reale, visto che la politica è ormai sempre più invischiata nei cavilli degli speculatori finanziari che poco si interessano di produttori e dipendenti e troveranno sempre un modo di guadagnarci, investendo al rialzo o al ribasso.

L’Italian Style può tornare ad essere ancora uno stile di vita invidiato se gli italiano torneranno ad essere un popolo ottimista che costruisce il futuro senza però dimenticare il presente. Una filosofia di vita unica che negli ultimi due decenni abbiamo dimenticato, perdendo quasi la nostra identità, la proverbiale eleganza e tante altre caratteristiche che rendevano un Paese ed il suo popolo unico ed amato nel Mondo.

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